
Immersa tra le colline rigogliose dell’Irpinia, la Tenuta Cavalier Pepe rappresenta un’eccellenza nel panorama dell’enoturismo. Situata a Sant’Angelo all’Esca, in provincia di Avellino, la tenuta è circondata da 70 ettari di vigneti e 15 di oliveti secolari.
Per ben due anni consecutivi la Tenuta sia stata premiata nella classifica internazionale del World’s Best Vineyards, che seleziona le cantine più suggestive e accoglienti del mondo.
Tra le altre cantine italiane presenti in classifica nella Top 100 ci sono: Villa Sandi (Treviso), Tenuta San Leonardo (Trento), Donnafugata (Marsala), Castello Banfi (Montalcino) e Ferrari (Trento).
Con Milena Pepe, attuale proprietaria, ci siamo intrattenuti sulle produzioni della cantina e le caratteristiche dei vini.

“Nel cuore dell’Irpinia – inizia – coltiviamo le principali varietà autoctone: fiano, greco, aglianico, coda di volpe e falanghina. Ci impegniamo nel preservare l’integrità delle denominazioni e mantenere solido il sistema di qualità, rispettando i disciplinari. Limitiamo l’uso di fitofarmaci e diserbanti, adottiamo pratiche naturali come il sovescio per la concimazione e non usiamo insetticidi. In cantina, infatti, tra le prime aziende in Campania, abbiamo ottenuto Equalitas, la Certificazione di Sostenibilità nel settore vitivinicolo, e la Certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale per la Produzione Integrata), che attesta che tutte le attività in vigneto rispettano il protocollo SQNPI, che prevede l’eliminazione dei fitosanitari a basso margine di sicurezza. Abbiamo anche centraline meteo di ultima generazione per rilevare in tempo reale le condizioni climatiche in vigna. Inoltre, l’azienda utilizza pratiche sostenibili per preservare la variabilità genetica intra-varietale e conservare la memoria del territorio, proteggendo le vigne storiche di famiglia. La selezione massale, adottata per i nuovi vigneti, testimonia l’impegno della Tenuta nella tutela della biodiversità e della qualità delle uve. L’obiettivo è garantire la longevità delle piante, sviluppando un apparato radicale profondo che migliora l’equilibrio della pianta e si traduce in un vino più armonico e profondo”.
Ci parli del metodo di produzione del vino

Massima è la cura in cantina, dove gli interventi sono minimi, osservando l’andamento naturale che porta l’uva a diventare vino e impattando il meno possibile, enfatizzando le caratteristiche dei vitigni, che proteggono naturalmente il vino grazie a tannini, alcol e acidità. Al centro dei vigneti è presente una cantina moderna e all’avanguardia, dove le uve appena raccolte sono immediatamente pronte per la vinificazione. La cantina è dotata di vasche d’acciaio, vasche di cemento, anfore, barrique e botti di rovere francese. I vini, dopo il loro affinamento, sono imbottigliati all’origine. Il laboratorio interno assicura controlli accurati e piena tracciabilità dei vini.
In cantina ci sono diverse vasche in acciaio inox per una fermentazione pulita e controllata, vasche di cemento che esaltano l’espressività e l’equilibrio del vino, barrique e botti in rovere francese per un affinamento che arricchisce i vini di complessità aromatica e struttura, e anfore per la vinificazione dell’“Appio”. Ogni fase della produzione è attentamente monitorata dal nostro laboratorio interno, che garantisce controlli accurati e tracciabilità completa.
Parliamo del mercato: quali sono le aree di maggior interesse per i vostri vini? L’estero che ruolo ricopre?
I vini della Tenuta sono sempre più apprezzati in Italia e all’estero. Gli Stati Uniti d’America sono il nostro principale mercato estero (Florida, Illinois, California, New York, New Jersey, Connecticut, Georgia, North Carolina, South Carolina) e quest’anno, con l’apertura di un nuovo mercato in Giappone, vediamo interessanti prospettive di sviluppo. Siamo presenti in Europa (Lussemburgo, Germania, Olanda, Austria, Svizzera, Francia, Albania, Inghilterra, Norvegia, Svezia, Belgio, Irlanda, Malta, Cipro, Danimarca, Lituania); in America (Florida, Illinois, California, New York, New Jersey, Connecticut, Georgia, North Carolina, South Carolina); in Canada (Ontario, Québec); e ancora, in Brasile, Messico, Cina, Taiwan, Kirghizistan, e Australia. Il mercato estero rappresenta il 35% del nostro fatturato, con ottime prospettive di crescita.
Tra i vostri numerosi vini, ce n’è uno a cui è particolarmente affezionata?
Amo tutti i miei vini, ma se dovessi segnalare quelli a cui sono particolarmente affezionata, direi il Fiano di Avellino e il Taurasi. Sicuramente amo bere entrambi: il Fiano di Avellino perché accompagna benissimo la cucina di mare, mentre il Taurasi non ha eguali con un bel secondo di carne o un formaggio stagionato. Sono vini che amo allo stesso modo; diciamo che li preferisco a seconda dei contesti e degli abbinamenti. In generale, mi piace il vino fruttato, elegante e persistente, con un buon equilibrio e una potenziale longevità. Sono sempre stata affezionata ai vini di montagna come l’Aglianico per la sua struttura molto fine, la sua vivacità e la sua capacità di mantenere il frutto per tanti decenni. Ho anche un aneddoto carino legato al Taurasi Opera Mia: appena arrivata in Italia, vinificavo solo 6 vini, tra cui proprio questo vino. Nel 2005, eravamo pochissimi a lavorare in azienda, ed io ero la cantiniera. A Novembre dopo 2 mesi di vendemmia sono caduta dalla vasca di Taurasi: proprio per questo si chiama “Opera Mia”. Ho dato questo nome per sottolinea tutto l’impegno che c’è dietro ad una bottiglia di vino in vigna e in cantina da parte di tutta la nostra squadra.

























