
L’export agroalimentare italiano verso gli Stati Uniti, stimato a 7,8 miliardi di euro nel 2024, corre il rischio di subire danni che sfiorano i 2 miliardi di euro annui, con l’introduzione di dazi al 20% da parte dell’amministrazione di Donald Trump.
I prodotti di punta includono vini (circa 1,7 miliardi di euro), olio d’oliva (670-937 milioni di euro), pasta (805 milioni di euro) e formaggi (340-500 milioni di euro, a seconda delle stime).
Intanto le prime reazioni.
“Apprendiamo ora dai media che gli USA hanno introdotto tariffe aggiuntive pari al 20%. Si tratta di una tariffa fissa su tutte le importazioni che colpisce anche il nostro prodotto. I dazi sul nostro prodotto passano quindi dal 15% al 35%. Di certo la notizia non ci rende felici, ma il Parmigiano Reggiano è un prodotto premium e l’aumento del prezzo non porta automaticamente ad una riduzione dei consumi. Lavoreremo per cercare con la via negoziale di fare capire per quale motivo non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro che non è in reale concorrenza con i parmesan americani. Ci rimboccheremo le maniche per sostenere la domanda in quello che è il nostro primo mercato estero e che rappresenta oggi il 22,5% della quota export totale, commenta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano.
Secondo Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare (foto) “è difficile stimare l’effetto di dazi al 20% su tutto l’export alimentare negli Usa in quanto ciascuna merceologia ha curve di elasticità diverse. Come Federalimentare prevediamo una perdita di fatturato attorno al 10%“.
I dazi reciproci del 20% al vino italiano ed europeo annunciati ieri sera dal presidente Trump non fermano gli operatori Usa in partenza per Verona. fa sapere in una nota Veronafiere Sono oltre 3.000 i buyer americani confermati alla 57^ edizione di Vinitaly (Veronafiere, 6-9 aprile): un dato che replica il primato dell’anno scorso. “La presenza degli operatori statunitensi è una notizia incoraggiante per le aziende e per Vinitaly – commenta Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere -. Si apre uno scenario incerto che impatterà sulla geografia del nostro export. Condividiamo le preoccupazioni del settore e per questo mettiamo a disposizione delle organizzazioni la piattaforma di Vinitaly per facilitare eventuali accordi diretti tra imprese, associazioni italiane e importatori-distributori del nostro primo mercato di destinazione extra Ue”.
“Con i sanguinosi dazi americani al 20% il mercato dovrà tagliare i propri ricavi di 323 milioni di euro all’anno, pena l’uscita dal mercato per buona parte delle nostre produzioni. Perciò Uiv è convinta della necessità di fare un patto tra le nostre imprese e gli alleati commerciali d’oltreoceano che più di noi traggono profitto dai vini importati; serve condividere l’onere dell’extra-costo ed evitare di riversarlo sui consumatori”. Lo ha detto il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi.
“ Si prevedono riduzioni di almeno il 10% per l’export agroalimentare italiano verso gli Stati Uniti , ma se si vuole rispondere si smetta di guardare solo alle merci americane importate e si cominci a pensare a un piano di misure fiscali sull’economia digitale USA” così Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia commenta i dazi del 20% imposti dall’amministrazione Trump sulle merci Ue. “Oggi non è facile stimare l’impatto che le nuove politiche USA avranno sul nostro export perché vanno considerate non solo le misure americane, ma anche la portata delle risposte europee” Secondo un’analisi Filiera Italia sono attesi cali per l’agroalimentare del 10-12% in termini di fatturato e del 20% in volume su un export che oggi si attesta sui 7,8 miliardi di euro, in un contesto in cui comunque l’italian sounding resta una minaccia con 4 prodotti su 5 venduti con un richiamo all’italianità non lo sono”.
“Questo nuovo onere, rappresenta una fonte di preoccupazione per le nostre imprese. L’aumento dei costi per i consumatori americani avrà sicuramente una incidenza negativa” – ha dichiarato Lorenzo Beretta, Presidente di ASSICA – Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi. “Se nel 2019 i dazi statunitensi colpirono solo alcune categorie di prodotti, come salami, mortadelle e alcune preparazioni cotte, oggi il provvedimento coinvolge l’intera gamma, con un impatto particolarmente grave sui prosciutti crudi che sono la categoria più esportata”.
Nel 2024, le esportazioni di salumi italiani verso gli USA hanno raggiunto 20.188 tonnellate (+19,9%), per un valore di 265 milioni di euro (+20,4% rispetto al 2023).

























