
I dazi imposti da Trump sono da giorni al centro della cronaca. E il comparto agroalimentare non fa eccezione cercando di capire i rischi che corrono le nostre esportzioni negli Stati Uniti.
Dazi al centro del Vinitaly in corso a Verona.
“Si sia pronti a trattare e si evitino escalation e contro dazi” Così ha dichiarato da Vinitaly Luigi Scordamaglia, amministratore delegato Filiera Italia. Scordamaglia inoltre ha ricordato come anche la BCE abbia evidenziato che l’effetto negativo sul Pil europeo dei dazi di Trump sia stimabile intorno al -0,3% del Pil se non venissero rimossi, ma che se questo seguissero contro Dazi al centro del Vinitaly in corso a Verona.
«Probabilmente oggi il Consiglio Europeo sceglierà di ‘scongelare’ una vecchia lista di prodotti americani da sanzionare con l’aumento dei dazi. Riteniamo che non debba essere inserito il whisky, che porterebbe a dazi più forti sul vino». Lo ha detto oggi il ministro per gli Affari Esteri, Antonio Tajani, al Vinitaly di Verona, in collegamento da Bruxelles per la riunione dei ministri del commercio europei.
«C’è grande unità a livello europeo per evitare che ogni Stato tratti per sé – ha continuato Tajani –. Mi pare ci sia convergenza anche da parte della Commissione Ue sulla necessità assoluta di non scatenare una guerra commerciale. La speranza è quella di arrivare a zero dazi Usa e zero Ue, per dar vita a un grande spazio economico libero di mercato Ue-Usa, per favorire la crescita dell’economia».
ASSOBIBE – l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese che producono e vendono bevande analcoliche in Italia – trasferisce la preoccupazione delle imprese del comparto per l’introduzione dei dazi USA, ulteriore fattore d’incertezza e freno agli investimenti per un segmento che deve già far fronte all’entrata in vigore della Sugar tax, prevista per il 1° luglio. Per le bevande analcoliche italiane l’export è un canale fondamentale e in continua crescita: +117% negli ultimi 10 anni e +20% nell’ultimo biennio. Gli Stati Uniti sono il mercato principale di sbocco per le imprese del settore e per molte di queste rappresentano oltre la metà del business.
Preoccupati anche i produttori di formaggi.
Nel 2024, gli Stati Uniti hanno importato 345.513 tonnellate di prodotti lattiero-caseari dall’UE-27, per un valore di 2,8 miliardi di dollari, pari al 50% del valore totale delle importazioni lattiero-casearie americane, fa sapere il CLAL. Il principale prodotto europeo importato dagli USA nel 2024 è stato il Formaggio, con 151.123 tonnellate acquistate. L’Italia si è confermata il primo fornitore, con 41.071 tonnellate esportate oltreoceano, distanziando nettamente Francia (24.100 tonnellate), Spagna (20.531 tonnellate) e Paesi Bassi (19.013 tonnellate).
Gli USA sono il primo mercato esportatore di formaggio ASIAGO DOP, Una prima stima del danno commerciale derivante dai dazi prevede un rallentamento fino a -40% dell’export verso gli USA; mentre il peggioramento del tasso di cambio tra euro e dollaro sta già ora aggravando il problema e si annuncia un possibile calo verso altri mercati, a seguito dell’incertezza generale. Queste scelte danneggiano in particolare i consumatori americani, rendendo più caro il prezzo finale del formaggio Asiago e la sua reperibilità sul mercato. Già nell’ottobre 2019, i dazi al 35% portarono a ripercussioni pesanti, un repentino rallentamento delle importazioni e un blocco delle vendite che, nel marzo 2021, dopo la sospensione dei dazi, richiese lunghi mesi e azioni dedicate di ripristino.
“È arrivato il tempo delle azioni concertate responsabili che si basano sulla consapevolezza della gravità e del rischio che stiamo correndo. Crediamo nell’importanza di un’azione europea coordinata, che esprima una visione comune, chiara e sia di impulso per uno stabile superamento di questa situazione che danneggia tutti. È da ricordare che la UE ha competenza esclusiva nel commercio estero e per fortuna, i suoi accordi bilaterali di libero scambio negoziati nel recente passato (Vietnam, Canada, Mercosur, Messico, Giappone e altri) hanno aperto nuovi sbocchi commerciali. – afferma Fiorenzo Rigoni, Presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago. – Ora sarà ancora più importante diversificare in aree come il Sud-Est Asiatico, dove il Consorzio sta avviando un progetto triennale, e potenziando le vendite intra-UE. Ma gli USA restano un mercato di riferimento. Qui abbiamo decenni di relazioni istituzionali, creazione di reti distributive e commerciali, investimenti in attività di comunicazione e promozione del Consorzio di utela e dei soci con e per i consumatori.”

























