Costruire una strategia per il futuro della pesca e dell’acquacolturadell’Emilia-Romagna, partendo dai numeri e dall’ascolto di chi ogni giorno lavora in mare, negli allevamenti, nei mercati e lungo l’intera filiera. Per sostenere le imprese e il lavoro, accompagnare l’innovazione e il ricambio generazionale e affrontare trasformazioni ambientali ed economiche sempre più rapide. Con un dialogo che dall’Emilia-Romagna arrivi fino a Roma e Bruxelles, mentre si apre il confronto sulla futura programmazione europea dopo il 2027.
Sono questi gli obiettivi della prima edizione degli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna, promossi da viale Aldo Moro nell’ambito del Programma nazionale Feampa 2021-2027 e presentati oggi a Bologna dal presidente della Regione, Michele de Pascale, e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Alessio Mammi, insieme al professor Giulio Malorgio dell’Università di Bologna e al direttore di Art-ER, Roberto Righetti.
Tre gli appuntamenti in programma lungo la costa emiliano-romagnola. Si parte venerdì 25 settembre a Goro (Fe), alle ore 9.30 nella Sala consiliare del Comune, con l’incontro dedicato a “L’acquacoltura tra cambiamento climatico e specie invasive. Alla ricerca di un nuovo modello”. Venerdì 9 ottobre, sempre alle 9.30, gli Stati generali faranno tappa al Museo della Marineria di Cesenatico (Fc) per affrontare “Strategie e opportunità per il futuro della pesca in Emilia-Romagna”. L’appuntamento conclusivo è fissato per venerdì 27 novembre a Rimini, alle 9.30nella Sala Ressi del Teatro Galli, con un confronto sul “Ruolo dei contributi comunitari. Dal Feampa alla nuova programmazione 2028-2034, novità e prospettive”.
A fotografare il peso e insieme le trasformazioni del comparto sono i dati del dossier realizzato per gli Stati generali. Nel 2025 erano 2.597 le imprese attive nella filiera regionale della pesca e dell’acquacoltura, con 4.415 addetti. La produzione della branca pesca e acquacoltura ha raggiunto 71,2 milioni di euro, con 33,7 milioni di valore aggiunto. Una filiera caratterizzata da una specializzazione particolarmente forte nell’acquacoltura marina, dove operava il 64,3% delle imprese del settore regionale. Nello stesso anno la flotta contava 574 imbarcazioni, al netto delle unità asservite agli impianti di acquacoltura, e ha realizzato 14,7mila tonnellate di catture. Nel 2024 l’Emilia-Romagna ha realizzato il 12,4% delle catture italiane, collocandosi al terzo posto tra le regioni per quantità pescate.
La pesca e l’acquacoltura dell’Emilia-Romagna
I numeri restituiscono un settore con un peso nazionale rilevante e interessato negli ultimi anni da una profonda trasformazione. Nel 2025 la filiera contava 2.597 imprese, 2.837 unità locali e 4.415 addetti. Il settore primario rappresentava oltre l’80% delle imprese, mentre l’acquacoltura marina da sola concentrava il 64,3% delle aziende e oltre il 40% dell’occupazione della filiera.
Un peso che emerge anche dai dati economici delle società di capitali e delle cooperative della filiera, che nel 2024 hanno generato complessivamente oltre un miliardo di euro di ricavi e più di 87 milioni di valore aggiunto. Particolarmente rilevante il ruolo dell’acquacoltura marina, dove l’Emilia-Romagna concentra il 25,6% dei ricavi nazionali.
L’evoluzione dell’ultimo decennio mostra una progressiva ricomposizione delle attività: tra il 2014 e il 2024 le unità locali della pesca marina si sono ridotte del 39,9% e gli addetti del 26,2%, mentre nell’acquacoltura marina sono cresciutirispettivamente del 38,5% e del 47,6%.
La flotta emiliano-romagnola, pur rappresentando nel 2024 il 5,1% dei battelli italiani, ha prodotto il 12,4% delle quantità pescate a livello nazionale, collocando l’Emilia-Romagna al terzo posto tra le regioni italiane. Nello stesso anno le catture hanno raggiunto 15.592 tonnellate, per un valore di 46,7 milioni di euro. Un dato che conferma il peso della pesca regionale in termini di volumi, con caratteristiche legate anche alla composizione del pescato: nel 2024 il valore medio era di circa 3 euro al chilogrammo, rispetto ai 5,5 euro della media nazionale, anche per la significativa incidenza del pesce azzurro nelle catture.
Più articolata la situazione della piccola pesca, che tra il 2015 e il 2025 ha registrato un ridimensionamento delle catture e dei ricavi, con effetti anche sui ricavi per giornata di pesca e per imbarcazione. Rispetto alla pesca di maggiori dimensioni, il comparto presenta una maggiore vulnerabilità economica, legata anche all’invecchiamento degli operatori, alla minore capacità di investimento e alle più limitate prospettive di ricambio generazionale, pur mantenendo un ruolo importante nel presidio delle aree costiere e nella conservazione delle tradizioni locali.
L’acquacoltura e la molluschicoltura costituiscono uno dei tratti distintivi del sistema regionale. Nel 2024 risultavano attive 118 concessioni, corrispondenti a 175 unità di impianto, dedicate soprattutto a vongole e mitili. Nel 2025 sono stati prodotti circa 13,9 milioni di chilogrammi di mitili, mentre la produzione di vongole ha raggiunto circa 5 milioni di chilogrammi, in recupero rispetto ai 4 milioni del 2024.
Accanto a queste dinamiche si registrano nuove possibilità di diversificazione. L’ostricoltura, ad esempio, ha raggiunto nel 2025 una produzione di circa 43,8mila chilogrammi; altre traiettorie riguardano le nuove tecnologie applicate agli impianti e al monitoraggio ambientale, la digitalizzazione, l’acquacoltura rigenerativa e la valorizzazione delle produzioni e dei sottoprodotti.
Anche i mercati raccontano una filiera articolata e fortemente integrata negli scambi. I cinque principali mercati ittici regionali – Cattolica (Rn), Cesenatico (Fc),Goro (Fe), Porto Garibaldi (Fe) e Rimini (Rn) – hanno registrato nel 2025 scambi per 25,8 milioni di euro, l’11% in più rispetto al 2022. Sul fronte del commercio con l’estero, nello stesso anno l’Emilia-Romagna ha esportato prodotti ittici per 127 milioni di euro e ne ha importati per 934,7 milioni, con un saldo commerciale negativo di 807,7 milioni di euro, riconducibile in larga parte ai prodotti lavorati e conservati.

























