Si è tenuta oggi a Roma la terza edizione del World Durum and Pasta Forum, l’appuntamento internazionale dedicato alla filiera del grano duro e della pasta.
Oltre 350 operatori internazionali provenienti da Nord America, Turchia, Unione Europea, Nord Africa, Kazakistan e regione del Mar Nero si sono ritrovati a Roma per un appuntamento unico, ricco di contenuti, connessioni e prospettive globali.
Il Forum si conferma come il punto di riferimento per tutti gli attori della filiera: produttori agricoli, utilizzatori finali, trader, aziende di trasformazione, grande distribuzione, broker e istituzioni finanziarie.
Esperti di rilievo nel settore cerealicolo, rinomati produttori di pasta, mugnai, trader e analisti di mercato si sono confrontati sui trend globali, le prospettive dei raccolti, le strategie di gestione del rischio e le sfide future del comparto.
“Non si può costruire una filiera d’eccellenza sul fallimento sistematico di chi la alimenta. La nostra pasta non è una commodity; è cultura, valore, territorio. Dopo il vino, è il secondo prodotto più esportato. Non dimentichiamoci che la pasta viene dal grano duro e che i produttori sono allo stremo. Quest’anno abbiamo operato in perdita, abbiamo perso il 10% delle superfici coltivate a grano duro. Ci mancano 880mila ettari per raggiungere l’autosufficienza. Le quotazioni del grano duro oggi si attestano a 260€/tonnellata, mentre nel 2022, nel picco della guerra tra Russia e Ucraina, superavano 500€/tonnellata. A fronte di un forte incremento dei costi produttivi. Non si può continuare così. Dobbiamo avere il coraggio di condividere lo sforzo. È arrivato il momento di ridefinire gli accordi di filiera, con il sostegno del Governo, per mettere a disposizione nuovi strumenti finanziari che possano garantire agli agricoltori un giusto prezzo e un giusto reddito. L’obiettivo è importante: salvaguardare la pasta come asset strategico della nostra economia, una delle migliori immagini dell’Italia nel mondo. In uno scenario globale in fermento dobbiamo difendere il nostro posizionamento. Il Brasile è il principale esportatore di proteine, la Russia di cereali, l’India di latte e la Cina detiene gli stock. L’UE dove vuole andare? Di certo noi agricoltori italiani vogliamo fare la nostra parte. Se i presupposti sono quelli di una condivisione di intenti all’interno della filiera della pasta, noi ci siamo: pronti a sederci attorno a un tavolo per creare valore aggiunto per tutti. A cominciare dagli agricoltori”. Così Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura,nel suo intervento.

























