
E’ di queste settimane la polemica, spesso accesa, sul tetto al contante e i pagamenti col Pos. Pagamenti invisi a molti commercianti che lamentano i costi delle commissioni bancarie.
Ma come stanno le cose? E a quanto ammontano queste commissioni?
Lo ha calcolato Altroconsumo con risultati interessanti.
“Per esempio, – spiega l’associazione – se paghiamo con il bancomat la colazione al bar (4,50 euro), il negoziante può lasciare alla banca in commissioni anche fino a 50 centesimi, più del 10% della cifra incassata. Una cena da 90 euro pagata con carta di credito può costare alla gastronomia quasi 4 euro di commissioni”.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg perché alle commissioni sul singolo pagamento si aggiungono le diverse centinaia di euro versate ogni anno per la gestione e la locazione del Pos e che variano da banca a banca.
Il governo per alleviare il peso delle commissioni dal primo luglio del 2020 ha introdotto il cosiddetto “bonus Pos”, un credito d’imposta del 30% sulle spese pagate dagli esercenti per accettare pagamenti con carte, bancomat e altre modalità di pagamento digitale. Un’agevolazione valida solo per chi fattura meno di 400 mila euro l’anno. “Il problema – osserva Altroconsumo – è che il credito di imposta funziona ex post e soprattutto va a ridurre le tasse da pagare che, in questo momento storico, sono state posticipate o sono poche”.
Qualche piccolo segnale da questo punto di vista si vede anche nelle banche tradizionali ma si tratta di iniziative a tempo niente di strutturale. Per esempio, Intesa San Paolo prevede fino al 31 dicembre 2023 la gratuità di pos e commissioni di incasso per pagamenti entro i 15 euro per i nuovi clienti della banca. E lo tesso fa Unicredit fino a fine 2022 per i nuovi clienti per i pagamenti entro i 10 euro.
Per tutti gli altri invece le commissioni sono salate come abbiamo visto.
Insomma, bisogna ripensare le commissioni sui pagamenti digitali per renderli sostenibili anche per i piccoli esercenti. I consumatori dal canto loro devono poter usare la carta sempre.
Ecco alcuni esempi concreti
Prendiamo uno scontrino al bar da 4,50 euro. Le commissioni di incasso sono:
Pagamento con carta di credito (Visa, Mastercard)
– Intesa Sanpaolo 0,50 euro
– Monte Paschi Siena 0,18 euro
– Poste italiane 0,18 euro
– Unicredit 0,2 euro
Pagamento con carta debito (Maestro, Visa ecc.)
– Intesa Sanpaolo 0,50 euro
– Monte Paschi Siena 0,18 euro
– Poste italiane 0,17 euro
– Unicredit 0,17 euro
Pagobancomat
– Intesa Sanpaolo 0,04 euro
– Monte Paschi Siena 0,16 euro
– Poste italiane 0,14 euro
– Unicredit 0,11 euro
Acquisti per 90 euro
Pagamento con carta di credito (Visa, Mastercard)
– Intesa Sanpaolo 2,34 euro
– Monte Paschi Siena 3,69 euro
– Poste italiane 3,60 euro
– Unicredit 4,05 euro
Pagamento con carta debito (Maestro, Visa ecc.))
– Intesa Sanpaolo 2,25 euro
– Monte Paschi Siena 3,60 euro
– Poste italiane 3,42 euro
– Unicredit 3,42 euro
Pagobancomat
– Intesa Sanpaolo 1,62 euro
– Monte Paschi Siena 3,15 euro
– Poste italiane 2,70 euro
– Unicredit 2,25 euro
Alle commissioni occorre poi aggiungere il canone di noleggio del Pos (in genere mensile) che varia a seconda degli istituti ma che ammonta a qualche centinaio di euro all’anno.

























