L’ultimo rapporto del Foodservice market monitor 2025 di Deloitte lascia l’amaro in bocca. Per i prossimi anni si attende praticamente una crescita zero per il comparto della Ristorazione in Italia. Come se il settore del Fuoricasa fosse ormai maturo e non più aperto ai costanti incrementi degli ultimi anni. La previsione è che il il fatturato complessivo passerà dagli 83 miliardi del 2024 agli 84 del 2029. In decrescita (-1,3%) il canale bar e ferma la Ristorazione tradizionale che continuerà a valere il 50% del totale. Lievemente positiva (+1% di fatturato) la Ristorazione veloce e i ristoranti di catena senza servizio al tavolo. In sostanza sempre più McDonald’s e sempre meno cucina tradizionale.

Anche il nostro Paese sembra dunque andare sempre più verso una globalizzazione alimentare che vede il prevalere dei fast food con i loro menù standardizzati. E del resto la crescita in atto di catene come KFC & C è ormai una realtà che si va sempre più consolidando.

Per l’Italia non è un bene. Mentre si lavora per fare della cucina italiana un Patrimonio immateriale dell’umanità sempre più connazionali l’abbandonano per cibi standardizzati e modelli di ristorazione per lo più di importazione.

Varie le ragioni di tutto questo a cominciare dal ridotto potere di acquisto degli italiani e all’inevitabile cambiamento di gusti e di scelte dei più giovani.

Ma è chiaro che il mondo della Ristorazione a tutti i livelli (istituzionale, associativo e di singola impresa) deve interrogarsi seriamente sul fenomeno e trovare rapidamente soluzioni. Perchè non si può distruggere l’enorme patrimonio della cucina italiana che è anche identità e cultura.

Sarà necessario soprattutto interpretare la nuova domanda del consumatore e fornirvi risposte in linea con i tempi che richiedono innovazione, creatività e qualità e dinamiche di prezzi accessibili alle diverse fasce di clientela.

(Brunello Cavalli)

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