I costi delle materie prime elevati (si pensi solo all’impennata di zucchero, +50%); i mercati che, dopo una ripresa nel 2022, tornano a risentire della non facile congiuntura economica e la riduzione dei consumi (-7% nei primi mesi dell’anno), pongono forti incertezze anche per l’industria delle bevande analcoliche.

Incertezze che sono emerse nell’assemblea di Assobibe, l’Associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche, dal titolo “Socialità, gusto e tradizione Made in Italy nel mondo: Il valore delle bevande analcoliche”, che ha visto gli interventi del sottosegretario al Mef, Federico Freni, e del Ministro Masaf, Francesco Lollobrigida.

In questo contesto di incertezze, si allunga l’ombra della sugar tax, che se entrasse in vigore nel 2024 drenerebbe oltre il 10% del fatturato in nuove tasse.

“Ci sono luci e ombre – ha detto ad askanews il presidente di Assobibe, Giangiacomo Pierini (nella foto) – diciamo che le luci sono date dalla consapevolezza di rappresentare un settore che parte del Made in Italy, del nostro Paese che è associato a momenti di gioia e di condivisione, dello stare insieme, che sono poi anche tipici della cultura italiana, con prodotti della tradizione, con ingredienti che solo il nostro Paese è in grado di fornire. E ombre che sono legate al futuro del nostro comparto e più in generale anche per alcuni versi dell’industria alimentare, in particolare la Sugar tax che ci colpisce direttamente che dovrebbe entrare in vigore a gennaio del 2024, che speriamo questo governo finalmente cancelli, perché poi è composto da partiti che si sono sempre dichiarati contrarie a questa inutile tassazione, anche perché abbiamo nel frattempo, nella tassa del 2019, ridotto del 40% lo zucchero emesso sul mercato”.

“È raro trovare un mercato da 5 mld di euro all’anno che si impegna a ridurre una componente strutturale del suo prodotto, com’è lo zucchero per le bibite, del 40% in dieci anni – ha dichiarato il sottosegretario al Mef Federico Freni nel suo intervento -. Assobibe è un attore importantissimo della dinamica del nostro Paese e l’impegno per ridurre gli zuccheri ci fa dire con sincerità che ogni ipotesi di leva fiscale stabile rispetto a questo tema non è all’ordine del giorno. Il confronto virtuoso che c’è stato e continuare a esserci con gli interlocutori istituzionali al Ministero della Salute ha dato ottimi frutti. La fiscalità non è il giusto strumento per ottenere grandi risultati, soprattutto quando la filiera industriale, come in questo caso, è reattiva e operativa rispetto a sollecitazioni del legislatore e del mercato”.

Nel corso dell’Assemblea si è parlato anche del Nuovo Regolamento Europeo sugli Imballaggi che impatterebbe sul comparto in Europa imponendo un’omologazione a sistemi dei Paesi del Nord Europa molto distanti dall’Italia, andando a vanificare di fatto investimenti fatti per raggiungere risultati in termini di raccolta e riciclo che ci rendono un modello in Europa. A titolo di esempio, per rendere riutilizzabili le bottiglie in plastica, occorrerebbero 18,7 miliardi di euro (di cui 12,5 miliardi di euro di spese di capitale aggiuntive e 6,2 miliardi di euro di spese operative aggiuntive.

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