
“Quello delle acque minerali è un settore consolidato, con un saldo attivo di 700 milioni e una varietà e qualità che non ha nessun altro paese in Europa. La stagionalità vale fino al 5% del fatturato, anche se non è questa la preoccupazione principale”. Così Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua (nella foto), commenta i dati sul settore nel 2023.
A fronte di una produzione in lieve calo (scesa da 16.600 a 16.400 milioni di litri) e una contrazione dei consumi pro capite, passati da 248 a 245 litri, il 2023 ha visto un incremento del giro d’affari, che ha raggiunto i 3,3 miliardi di euro, in crescita del 6,5% rispetto all’anno precedente.
Questa crescita del fatturato è sostenuta da una stabilità dei prezzi medi, che rimangono tra i più bassi d’Europa e circa la metà di quelli praticati negli Stati Uniti. Tuttavia, Mineracqua ha segnalato che quest’anno le vendite stanno risentendo della stagionalità, con un caldo meno estremo rispetto all’anno scorso.
Il mercato dell’acqua minerale in Italia si conferma maturo e solido, con un’industria che ha visto una crescita costante negli ultimi vent’anni. Il settore sta però affrontando incertezze future, nonostante la stabilità del numero delle unità imbottigliatrici, rimaste a 130, e una quota di mercato che è salita dal 69 al 70% lo scorso anno per i primi otto gruppi produttivi: San Bernardo, Refresco, Lete, Uliveto/Rocchetta, Ferrarelle, Sant’Anna, San Pellegrino, San Benedetto.
Tra le principali difficoltà che gravano sul futuro del settore, ricrda Fortuna, ci sono la plastic tax, rinviata al 2026; il nuovo regolamento sugli imballaggi e la direttiva Sup per il riciclo della plastica. Inoltre, la crescente diffusione di acque filtrate in abitazioni e ristoranti rappresenta una sfida ulteriore.

























