Per la prima volta l’Italia scivola al quinto posto tra i produttori mondiali di oli di oliva, superata da Turchia (450.000 tonnellate, +109%), Tunisia (340.000 tonnellate, +54,5%) e Grecia (250.000 tonnellate, +42,8%); la Spagna si conferma largamente in testa con 1.450.000 tonnellate prodotte. Le condizioni meteo avverse, unite al ciclo di riposo degli ulivi e agli effetti della Xylella in alcune aree del Sud, hanno limitato la resa nazionale, mentre altri Paesi del Mediterraneo hanno saputo capitalizzare su annate favorevoli e investimenti strutturali. Chiude la classifica dei principali produttori il Portogallo il cui raccolto si stima intorno alle 195.000 tonnellate (+21,19%). 

A distinguersi è soprattutto la Tunisia, che ha beneficiato negli ultimi anni di una politica di incentivi e supporto al comparto agricolo, contribuendo ad aumentare la capacità produttiva e migliorare l’accessibilità dell’olio tunisino sui mercati internazionali, mantenendo un livello di prezzo competitivo rispetto a quello spagnolo.

Secondo quanto emerge dal nuovo Report Q1 pubblicato da Certified Origins, tra i principali operatori internazionali nella distribuzione di olio extravergine italiano, l’Italia sta vivendo una fase particolarmente complessa: la produzione registrata per la campagna 2024, secondo stime eseguite nei primi tre mesi dell’anno in corso, è stata pari a circa 210.000 tonnellate, in calo del 36% rispetto alle oltre 328.500 tonnellate dell’annata precedente (2023-2024).

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