I dazi previsti dall’amministrazione Trump (la cui entità può variare di giorno in giorno a seconda degli umori del Presidente statunitense) spaventano tutte le produzioni italiane e, soprattutto, quelle alimentari.
Per questo le associazioni di categoria fanno quadrato per cercare un’intesa che sia conveniente per tutti.

In fibrillazione soprattutto il mondo del vino che ha negli Stati Uniti uno degli sbocchi principali di mercato.

Secondo Lamberto Frescobaldi, Presidente dell’Unione Italiana Vini “è bastata una lettera per scrivere la pagina più nera dei rapporti tra due storici alleati dell’Occidente. Il 30% di dazio sul vino, se venisse confermato, sarebbe quasi un embargo per l’80% del vino italiano. A questo punto il destino nostro e di centinaia di migliaia di posti di lavoro è vincolato ai tempi supplementari, che saranno fondamentali, perché è impensabile poter collocare altrove nel breve periodo questi volumi di vino. Contestualmente, servirà senz’altro un intervento straordinario dell’Ue”. 

Dello stesso tono la posizione del Presidente di Federvini:  “L’imposizione di un dazio generalizzato del 30% colpisce in modo indiscriminato settori ad alto valore aggiunto, come il nostro. È una misura gravissima e ingiustificata, che penalizza non solo i produttori europei, ma anche gli operatori economici americani che fanno parte integrante della nostra filiera commerciale”.
Sercondo Giacomo Ponti “è fondamentale che l’Europa si presenti con una voce unita e determinata per tutelare le proprie filiere strategiche e gli operatori economici colpiti da scelte unilaterali e sproporzionate. È in gioco la sopravvivenza di migliaia di imprese e la stabilità di un ecosistema virtuoso che ha generato valore e occupazione su entrambe le sponde dell’Atlantico. Occorre agire subito, con spirito costruttivo, visione strategica e una voce europea forte e coesa”

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