
Unione Europea e Stati Uniti hanno raggiunto l’intesa sui dazi alle esportazioni europee. Saranno del 15% per le maggiori categorie merceologiche.
L’impatto più elevato sarà per Paesi come l’Irlanda e l’Italia secondo le prime valutazioni.
Le prime reazioni del mondo agroalimentare sono di massima prudenza.
Secondo l’Unione Italiana Vini tariffe al 15% comporteranno un costo annuo di 3176 milioni di euro per i nostri produttori.
“Con i dazi al 15% il bicchiere rimarrà mezzo vuoto per almeno l’80% del vino italiano. Il danno che stimiamo per le nostre imprese è di circa 317 milioni di euro cumulati nei prossimi 12 mesi, mentre per i partner commerciali d’oltreoceano il mancato guadagno salirà fino a quasi 1,7 miliardi di dollari. Il danno salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione. Facciamo sin d’ora appello al governo italiano e all’Ue per considerare adeguate misure per salvaguardare un settore che grazie al buyer statunitense era cresciuto molto”, ha detto il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi,
Più o meno analoga la posizione di Federvini: “Un’ipotesi di dazi al 15% pone una criticità evidente per il comparto – dichiara il presidente Giacomo Ponti, – e l’obiettivo condiviso resta arrivare ad una percentuale inferiore, più sostenibile per le nostre imprese, pur avendo presente che l’optimum sarebbe dazio zero. La speranza è che entro il primo agosto si possa avere un ulteriore margine per impostare le nostre relazioni commerciali con un partner fondamentale e un alleato strategico come gli Stati Uniti”.
“L’accordo con tariffe al 15% è sicuramente migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale del 30% che avrebbe causato danni fino a 2,3 miliardi di euro per i consumatori americani e per il Made in Italy agroalimentare. Tuttavia, il nuovo assetto tariffario, avrà impatti differenziati tra i settori e deve essere accompagnato da compensazioni europee per le filiere penalizzate anche considerando la svalutazione del dollaro. Dobbiamo aspettare di capire bene i termini dell’accordo e soprattutto di leggere la lista dei prodotti agroalimentari a dazio zero sui quali ci auguriamo che la Commissione Ue lavori per far rientrare, ad esempio, il vino che altrimenti sarebbe pesantemente penalizzato”., afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini,
“Abbiamo sempre spinto per un accordo e per superare l’incertezza che stava creando danni seri alle nostre imprese. Gli Stati Uniti restano un mercato fondamentale, dove dobbiamo proteggere i consumatori dalle imitazioni del falso made in Italy – dichiara il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo – In un mercato già invaso da prodotti come il parmesan o il romano cheese made in USA, dobbiamo portare avanti un’azione strutturale per promuovere il Made in Italy autentico e contrastare l’italian sounding, che negli Stati Uniti provoca ogni anno perdite stimate in oltre 40 miliardi di euro”.
“L’accordo raggiunto tra Unione Europea e Stati Uniti evita un’escalation tariffaria che avrebbe rischiato di compromettere ulteriormente gli scambi commerciali transatlantici. Tuttavia, non possiamo ignorare le molteplici incognite che gravano sull’agroindustria italiana” dichiara Silvio Ferrari, Presidente di FederPrima, la Federazione Italiana delle imprese dei cereali, della nutrizione animale e delle carni costituita daAssalzoo, Assocarni e Italmopa

























