Secondo le previsioni del Foodservice market monitor 2025, di Deloitte per la Ristorazione italiana i prossimi anni non si prevedono in crescita con consumi fuoricasa destinati a mantenersi sui livelli del 2024 o poco più. 

L’indagine, anticipata da Il Sole 24 Ore, prevede che il fatturato complessivo del settore passerà dagli 83 miliardi del 2024 agli 84 del 2029. Qualche nota positiva sostanzialmente solo per la ristorazione veloce con i fast food metteranno a segno il +1% di crescita dei ricavi. Mentre la ristorazione tradizionale manterrà le posizioni con una quota di mercato del 50%. In sofferenza, con la perdita di tre decimi di punto al 2029, lo street food dopo l’exploit visto negli ultimi dieci anni mentre il canale bar accuserà, sempre secondo le previsioni Deloitte, una perdita del fatturato dell’1,3%.

«Nonostante alcune nicchie in crescita, come la ristorazione veloce e il delivery, il mercato italiano resta nel complesso maturo – commenta Tommaso Nastasi, partner e Value creation service leader di Deloitte -. La stabilità prevista fino al 2029 è dovuta a fattori strutturali come l’alta concorrenza, il calo del potere d’acquisto e una lenta transizione verso nuovi modelli di consumo. Questi elementi tendono a bilanciare la crescita di alcune aree, mantenendo il giro d’affari stabile. La stagnazione dei consumi fuori casa riflette una maggiore cautela delle famiglie, spinte dall’inflazione e dal calo del potere d’acquisto a privilegiare la spesa domestica, soprattutto nella Gdo – commenta Nastasi -. Nel breve termine, ci aspettiamo una crescita selettiva, trainata da format accessibili, offerta di qualità a buon prezzo e innovazione digitale. Le prospettive dipenderanno molto dalla ripresa dei consumi, dalla fiducia dei consumatori e dalla capacità del settore di adattarsi a nuove abitudini e stili di vita più orientati alla convenienza».

In crescita i ristoranti di catena sia italiani che internazionali con sempre nuovi arrivi e nuove proposte. Per i prossimi anni le migliori opportunità sembrano essere ad appannaggio delle catene dei fast food che ad oggi hanno in Italia una quota di mercato del 18% contro il 67% a livello mondiale. Si guarda in modo particolare ai giovani che in media cenano fuori casa 3 o 4 volte al mese, mentre un 15% arriva a 5 volte.

«L’espansione dei format più scalabili come i locali con servizio al banco mostrano una chiara evoluzione delle abitudini di consumo e dei modelli di business – continua Nastasi -. In questo contesto, l’Italia conferma la sua forza come mercato: se da un lato presenta ancora una bassa penetrazione delle catene rispetto ai benchmark internazionali dall’altro sta mostrando segnali di accelerazione molto incoraggianti, con una crescita delle catene veloci che supera la media globale».

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