
Eurispes dice che quella che sta vivendo il vino italiano è la crisi più grave di sempre. I dazi che Trump ha imposto agli alleati europei iniziano a farsi sentire. Ad aprile 2025, primo mese soggetto ai dazi, l’export di vino italiano verso gli Usa “ha già registrato una battuta d’arresto, con un calo del 7,5% a volume e del 9,2% a valore”.
E sarà sempre peggio. L’aumento al 15%, afferma Eurispes, “comporterà un impatto sul settore del vino italiano stimato in 317 milioni. Il danno salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione. Tra dazio e svalutazione della moneta statunitense, se prima il prezzo finale di vendita rispetto al valore all’origine aumentava del 123%, da oggi si stima che lieviterà al 186%” .Concorda l’Unione Italiana Vini.
Da considerare che Il mercato statunitense vale per l’Italia circa 2 miliardi di euro di export, pari al 24% del valore totale dell’export, contro il 20% della Francia e l’11% della Spagna. Fino al gennaio 2025 il dazio medio applicato sul vino italiano era del 2,9%. Ora il 15%. I calcoli sono presto fatti.
A questo è da aggiungere anche il calo progressivo dei consumi dovuto alla minor propensione verso gli alcolici in genere. Soprattutto le giovani generazioni preferiscono bevande con poco o 0 alcol. Anche il vino cerca di adeguarsi. Ma siamo agli inizi e il percorso non è certo breve.
In Italia si contano circa 30.000 imprese di trasformazione, con un fatturato di 16 miliardi di euro (indotto escluso), pari a circa un punto di Pil (di cui, nel 2024, 8,1 miliardi di euro di export), con 74.000 persone occupate. L’Italia, oltre a essere il primo paese produttore di vino al mondo, con 47 milioni di ettolitri in media, è anche il principale esportatore mondiale in volume, con oltre 22 milioni di ettolitri in media.
Come tutelare questo importante settore? E, soprattutto, come seguire l’evoluzione dei consumi senza farsi troppo male? Questa è la sfida dei nostri produttori
Benchè da poco si inizia a far sul serio sui dealcolati che stanno crescendo non solo in produzione, ma anche in qualità. Poi si punta sulla promozione valorizzando i pregi del vino e del bere moderato. E cercando anche di contrastare le tante campagne demonizzatrici.
Inevitabile la ricerca di nuovi mercati. Non sarà facile perchè ci si dovrà avventurare in lande spesso prive dell’indispensabile cultura enologica. Mercati con consumi da costruire, dunque, forse anche da inventare.
Ma la risposta all’attuale situazione passa inevitabilmente anche per qui.
(Brunello Cavalli)

























