Tutelare le imprese di mitilicoltura dell’Emilia-Romagna già colpite dalle morie degli ultimi anni, affinché non vengano penalizzate anche nell’accesso agli indennizzi. È l’obiettivo della Regione pronta a introdurre per le aziende interessate la possibilità di utilizzare la produzione commercializzata nel 2023, anziché quella del 2025, come parametro per il calcolo degli indennizzi Feampa destinati a compensare i maggiori costi sostenuti a causa della crisi in Medio Oriente.
Una modifica necessaria perché proprio le morie provocate dall’eccezionale aumento delle temperature delle acque nel 2024 hanno determinato, negli areali colpiti, una forte contrazione della produzione, con effetti che si sono protratti anche nel 2025: prendere a riferimento quest’ultima annualità rischierebbe quindi di penalizzare ulteriormente le imprese che hanno subito i danni maggiori, riducendo l’entità dell’indennizzo o, nei casi più gravi, impedendo loro di accedervi.
“Non possiamo permettere che imprese già duramente colpite dalle morie vengano penalizzate una seconda volta proprio per gli effetti che quelle stesse morie hanno avuto sulla loro capacità produttiva- sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca, Alessio Mammi-. Prendere come riferimento il 2025, un anno in cui molte aziende hanno avuto una produzione fortemente ridotta o addirittura assente a causa delle perdite subite e della necessità di ricostituire gli allevamenti, avrebbe significato non rappresentare la loro reale capacità produttiva e, nei casi più gravi, rischiare di compromettere lo stesso accesso agli indennizzi. Per questo abbiamo lavorato con il ministero per individuare una soluzione più equa, che permetta alle imprese effettivamente colpite di fare riferimento alla produzione commercializzata nel 2023. Ora vogliamo applicarla rapidamente in Emilia-Romagna”.
La deroga
L’indennizzo previsto dal Programma nazionale Feampa 2021-2027 è destinato a compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese della pesca e dell’acquacoltura nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2026 a causa delle conseguenze della crisi in Medio Oriente. Per le imprese di acquacoltura, il calcolo assume come parametro le quantità di prodotto commercializzate nel 2025. Un criterio che rischia però di penalizzare proprio le imprese di mitilicoltura maggiormente colpite dalle morie. L’eccezionale aumento delle temperature delle acque registrato nel 2024 ha infatti provocato, in alcuni areali, una forte mortalità sia dei mitili destinati alla commercializzazione sia del seme necessario al ciclo produttivo successivo. Gli effetti si sono quindi protratti nel 2025, quando gli impianti interessati sono stati destinati prevalentemente al ripopolamento e all’accrescimento, con una forte riduzione, fino in alcuni casi all’assenza, di prodotto commercializzabile.
Da qui la possibilità, per le imprese che dimostrino il legame tra le morie e la contrazione produttiva registrata nel 2024 e 2025, di assumere come parametro per il calcolo dell’indennizzo la produzione commercializzata nel 2023, precedente agli eventi che hanno compromesso i cicli produttivi, anziché quella del 2025. La deroga riguarda esclusivamente l’annualità presa a riferimento per determinare l’entità dell’indennizzo: restano invariati il periodo indennizzabile, dal 28 febbraio al 31 dicembre 2026, e gli altri criteri previsti dalla misura.
Il provvedimento si inserisce in una fase particolarmente complessa per la mitilicoltura emiliano-romagnola. Nei giorni scorsi la Regione ha avviato una ricognizione dell’entità dei danni e delle perdite di produzione provocati dalle nuove morie segnalate negli allevamenti, legate alle elevate temperature e alle conseguenti condizioni critiche degli habitat marini, per individuare gli strumenti di sostegno attivabili. Una situazione che si aggiunge alle emergenze e alle criticità ambientali affrontate dal settore negli ultimi anni, dalla proliferazione del granchio blu ai fenomeni di mucillagine e anossia.

























