Luigi Scordamaglia

L’Ue dovrebbe diventare sempre più autosufficiente anche sotto il profilo alimentare. Lo sostiene Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

La sua analisi non può non partire dal conflitto in corso in Ucreaina e dalle sue immediate conseguenze. 

“Per quanto riguarda i generi l’alimentazione sono proprio i Paesi emergenti quelli più dipendenti dalle importazioni di cereali e beni alimentari di prima necessità da Russia ed Ucraina. Parliamo di paesi come l’Eritrea che dipendono per il 100% dal grano prodotto nei 2 paesi, o della Somalia il cui rapporto di dipendenza supera il 90%, o ancora come l’Egitto che dipende per l’80% dalla produzione di queste zone”, ci dice. “Sono 50 i paesi in via di sviluppo dipendenti per oltre il 30% dalle importazioni di cereali di quest’area e 25 di questi lo sono per oltre il 50%. Nella maggior parte dei casi si tratta di paesi i cui governi basano buona parte dei propri consensi sulla somministrazione di cibo a condizioni accessibili, uno stabilizzatore che in questo caso potrebbe venir meno in breve tempo. Il Libano, ad esempio, ha recentemente confermato di avere uno stock di cereali per non oltre due settimane”.

In questo contesto cose dovrebbe fare l’Ue?

“A fronte di questo scenario ci aspetteremmo da parte della Commissione europea  una più netta presa di posizione a favore della produzione agroalimentare, piuttosto che misure parziali e limitate nel tempo. La situazione va gestita immediatamente: chiediamo che si sospenda immediatamente per almeno due anni l’applicazione della nuova Pac e venga rivista alla luce del nuovo scenario la strategia Farm to fork, i cui effetti ormai definiti da una serie di studi – manca ancora incomprensibilmente una seria valutazione di impatto da parte della stessa Commissione – sono quelli di un crollo della produzione agroalimentare europea intorno al 20% e un ulteriore incremento dei prezzi di alcuni prodotti fino al 40%”.

Lei a Fieragricola ha detto che è a rischio la nostra stessa sovranità alimentare. Ci spieghi il suo pensiero.

“Oggi più che mai appare chiaro che la Strategia Farm to Fork è stata scritta da persone non del tutto consapevoli che hanno dato per scontato la disponibilità di cibo, che hanno immaginato un’Europa fatta solo di giardini e di qualche animale selvatico. Un’Europa che di fatto aveva già pianificato una progressiva riduzione della sua autosufficienza agroalimentare anche attraverso accordi internazionali tipo Mercosur, che penalizzano il settore agricolo per favorire servizi e automotive, di fatto quindi delegando a Paesi terzi il compito si sfamare i cittadini europei con prodotti che hanno standard ambientali, dì sicurezza e qualitativi inferiori a quelli richiesti ai produttori europei. Insomma si ripropone la stessa politica miope fatta per l’energia, dove dopo aver bloccato ogni fonte di produzione interna ci si scopre ora totalmente dipendenti da chi può usare la nostra assenza di autosufficienza per condizionarci” 

A chi si riferisce?

“Penso ad esempio alla Cina che nel primo semestre del 2022 stoccherà oltre il 50% della produzione mondiale di grano. Arriveremo a doverla imprlorare per consentirci di alimenatrci? E intanto sembra non si voglia considerare che gli agricoltori italiani sono un modello di produzione sostenibile ed a basso impatto ambientale che vogliono orgogliosamente rimanere produttori con una giusta ed adeguata remunerazione del proprio lavoro con rapporti di filiera equi e fieri di contribuire a risolvere il problema della food security, certo non vogliono essere pagati per non produrre, come qualcuno in Europa pensava ancora di fare. Anche su questo aspettiamo di valutare il vero cambio di passo dell’Unione europea perché non ci verrà data una seconda chance e questo serva da lezione anche a chi pensa che la Pac possa terminare nei prossimi anni. Nessuna sufficienza sarà possibile senza una Pac che supporti la nostra produzione più sostenibile del resto del mondo. Con buona pace di quei vicepresidenti della Commissione europea che la pensano diversamente”.

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