Stanislao Fabbrino

Famiglie e imprese sono sempre più preoccupate dai continui aumenti dei costi dell’energia. E le aziende del comparto agroalimentare non fanno eccezione. Energia e materie prime sono le voci di spesa che hanno subito i maggiori rincari con quotazioni in costante aumento. 

“Nel 2021 Fruttagel ha speso 8,5 milioni di euro per energia e metano. Solo nel primo semestre 2022 ne ha già spesi 8 e con le ultime novità stimiamo di spenderne 17,5 milioni nel secondo semestre 2022”, dice Stanislao Fabbrino, Presidente e AD di Fruttagel e AD di Deco Industrie. “In pratica si tratta di 3 milioni al mese per tutto il secondo semestre del 2022. Stimo un impatto del credito d’imposta sul secondo semestre (che per ora è certo solo fino al terzo trimestre ma oggi sono ottimista) di 2 milioni di euro (quindi 2 su 17,5 milioni l’11%).” A questo punto, osserva amaramente Fabbrino “tante imprese rischiano di saltare”. 

Ma il numeto unodi Fruttagel non è il solo preoccupato. 

Su fronte della grande distribuzione le stesse argomentazioni sono espresse da Giorgio Santambrogio, amministratore delegato di Gruppo VéGé che, intervistato da un quotidiano economico si dice “seriamente preoccupato per la sorte di molte insegne della distribuzione moderna, sia che si tratti di grandi supermercati che di piccoli negozi di quartiere e discount. Non ce la fanno più”.

“Negli ultimi mesi, tutta la distribuzione ha sofferto ed eroso i propri margini per contenere l’aumento dei prezzi pur di non scaricare sulle famiglie i rincari. Ma ora le insegne non riescono più a far fronte all’impennata dei costi. La bolletta di luglio è stata addirittura il doppio di quella di giugno. Un supermercato che pagava 8mila euro al mese, ora arriva a pagarne 30mila. Prima il costo dell’energia incideva per circa l’1,5% del fatturato. Nel primo semestre 2022 siamo al 3,2% e si potrebbe arrivare a un’insostenibile soglia del 5%. Questi margini non esistono nei conti economici di nessuna delle imprese della Gdo. È giusto che lo sappiano i decisori pubblici”. 

Facile prevedere a questo punto forti tensioni sui prezzi di vendita per la certezza che i rincari si scaricheranno sull’intera filiera fino al consumatore finale. 

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