Abbiamo incontrato Arianna Gatti appena nominata “Cuoco Emergente” 2024 conferito ai giovani talenti ella cucina italiana. Arianna, è nata a Forme, borgo in provincia dell’Aquila, ma vive da dieci anni a Brescia dove dopo diverse esperienze anche internazionali, guida la brigata di cucina del Ristorante Forme.

Arianna Gatti (Foto Nicolò Brunelli)

A parte la naturale ed ovvia soddisfazione cosa significa per lei aver ricevuto il premio di Cuoco emergente?

Questo premio è il primo che ho ricevuto dall’inaugurazione di Forme, avvenuta a gennaio, e non nascondo che ho provato una certa commozione quando sono salita sul palco di Roma per ritirarlo. Essere nominata “Cuoco Emergente” è la chiusura di uno dei tanti cerchi: fin dagli anni della mia formazione, quando ancora frequentavo l’ALMA di Colorno, ho sempre cercato di creare una filosofia di cucina che potesse rappresentarmi appieno, in ogni sfaccettatura, e il conseguimento di questo premio è il compimento di questo obiettivo. È un riconoscimento per tutto l’impegno e i sacrifici fatti durante questo nuovo inizio. Ciò non sarebbe stato possibile senza il prezioso aiuto della mia brigata, composta da ragazzi giovani e ambiziosi, a cui voglio dedicare il premio: il nostro lavoro in cucina è il frutto di un’incredibile sinergia, del supporto e di quella complicità che ci rendono un team affiato. È un segno che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta.

Lei è alla guida del ristorante Forme, ll fine dining di Brescia dall’apertura lo scorso gennaio. Come ha caratterizzato la sua cucina?

Mi piace definire la mia cucina come equilibrata, concreta e immediata. Sono originaria dell’Abruzzo, ma da dieci anni vivo a Brescia, e questo inevitabilmente si riflette sulla mia idea di cucina. Nei miei piatti coniugo ingredienti e preparazioni tipiche di entrambe le tradizioni culinarie, quella abruzzese e quella lombarda, fatte di pietanze dai sapori autentici e decisi.
Fondamentali per la mia cucina sono gli ingredienti, locali e nazionali, che rendo facilmente riconoscibili in ogni piatto, utilizzando per la loro preparazione tecniche funzionali. Anche le forme giocano un ruolo fondamentale: il design deve catturare l’ospite, invitandolo a voler gustare e scoprire ogni mio piatto.

Dopo la formazione presso la scuola ALMA lei ha collaborato con la cucina del Miramonti l’Altro a Concesio e ha fatto un’esperienza internazionale in Spagna. Come hanno influito sul suo modo di interpretare la cucina?

Il Miramonti l’Altro è stato una grande scuola, dove ho imparato tantissimo. Philippe Léveillé è un maestro di cucina straordinario e Daniela e Mauro Piscini, maestri di sala e accoglienza, mi hanno insegnato i fondamentali per la mia carriera: stare al loro fianco è stato un’esperienza a dir poco unica, da loro ho assimilato quanto mi era possibile per poi trasferirlo nel mio approccio alla cucina. In Spagna ho seguito un corso di formazione a Casa Marcial e al Ricard Camarena Restaurant, ristoranti dello chef Nacho Manzano, incentrato sulla tecnica, su un metodo di cucina più schematico e preciso, meno di pancia.

Lei è ancora un giovane chef. Come vede il suo futuro professionale? C’è un sogno che un giorno spera di realizzare?

Da questo punto di vista sono, tutto sommato, una persona molto concreta. Per il futuro intendo migliorarmi sempre di più, puntare a ottenere i massimi riconoscimenti e poter soddisfare nel migliore dei modi i clienti.

Oggi gli chef, come pure i concorsi per aspiranti chef, sono di gran moda mentre soprattutto in televisione si fa un gran parlare di cuochi e ristoranti. Come spiega questo fenomeno? Pensa sia positivo?

Una cosa è certa: nell’ultimo decennio la cucina, grazie anche alla televisione, è stata sdoganata e molti miei colleghi sono delle vere e proprie celebrità. La grande ristorazione è così diventata meno elitaria e più pop. Questo è un fenomeno che va a braccetto con la cultura del “mangiare bene”: il cliente di oggi è più attento a quello che mangia, vuole conoscere l’origine delle materie prime e i processi di produzione degli ingredienti che consuma. Ciò fa sì che i concorsi, i premi e le trasmissioni televisive interessino un numero sempre maggiore di persone attente a tali questioni.

Chi è Arianna Gatti lontano dai fornelli, nella vita di tutti i giorni?

Arianna Gatti, al di fuori della cucina, è una ragazza di trentuno anni come tante altre. Quando ne ho la possibilità mi piace viaggiare, nel tempo libero preferisco uscire con gli amici anziché trascorrere del tempo in casa, andare ai concerti oppure concedermi un drink in compagnia.

La brigata di cucina del Ristorante Forme con Arianna Gatti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui