
Secondo il Bollettino Economico della BCE l’inflazione dei prodotti alimentari nell’eurozona resta “ostinatamente alta” con cibo e bevande che restano oltre il 30% al di sopra dei livelli pre-pandemici
“Complessivamente siamo ben posizionati”, dice lo studio. “Ma molte famiglie la vedono diversamente”.
I rincari al supermercato o al negozio di vicinato, rispetto al 2019, vanno dai livelli di oltre il 50% nei Paesi baltici al +37% della Germania, mentre Cipro, Finlandia, Francia, Italia si collocano nella parte ‘bassa’ con rispettivamente +20, +25, +27 e +28%. Su scala europea si va dal +30% della carne al +40% del latte, fino a prezzi aumentati del 50% per il burro.
“I prezzi degli alimentari sono ancora più importanti per le famiglie a basso reddito, per le quali fare la spesa consuma una porzione maggiore del reddito”, scrive la Bce. “La gente si sente più povera quando va al supermercato e uno su tre teme di non potersi permettere il cibo che vorrebbe”.
Una situazione che verrà monitorata dalla Banca Centrale Europea: l’inflazione su base annua, non cumulata, viaggia ancora al 3,2% per il comparto alimentare. Ma la leva dei tassi d’interesse – alzati dopo la fiammata post-guerra e ora riportati ma un livello neutrale – ha fatto poco. Anche perché a tenere alti i prezzi alimentari contribuiscono una varietà di fattori: la Bce cita l’aumento dei salari nei Paesi emergenti che ha fatto salire la domanda globale di prodotti agricoli; la bassa crescita della produttività agricola nei paesi avanzati; il cambiamento climatico, destinato a intensificarsi.
























