L’Italia coltiva più di 1,3 milioni di ettari di grano duro e produce il 25% della pasta mondiale, un settore che vale oltre 5 miliardi di euro l’anno. Dati resi noti al World Durum and Pasta Forum che si è svolto a Roma.
“A fine 2024 – si legge in una nota – le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy hanno raggiunto il livello record di 67,5 miliardi di euro, oltre 5 miliardi in più rispetto al 2023 e con una crescita media del 6,5% annuo dal 2010 a oggi. Per la prima volta le vendite all’estero del settore valgono quasi l’11% (10,8%) del totale export italiano. In 15 categorie merceologiche del settore agroalimentare, l’Italia è leader di mercato nel mondo, tra queste i pomodori pelati dove rappresentiamo il 76,3% del mercato globale, la pasta italiana che ne vale quasi la metà (48%) o gli amari e distillati al 34,5%. Dopo il vino, è la pasta il prodotto agroalimentare simbolo italiano più esportato insieme ai prodotti della panetteria che valgono 7,6 miliardi (+8,6% nell’ultimo anno). La scelta di utilizzare esclusivamente grano 100% italiano garantisce poi una pasta dalla qualità superiore, espressione autentica del territorio e della tradizione. Questo impegno rafforza il valore del Made in Italy anche all’estero, offrendo ai consumatori di tutto il mondo un prodotto riconoscibile e inconfondibile”. 

Secondo Unione Italiana Food, con oltre 4 milioni di tonnellate di pasta prodotte nel 2024 (+5% rispetto al 2023), un export che rappresenta quasi il 60% della produzione e tocca oltre 200 paesi e un fatturato di 8,7 miliardi di euro, l’industria pastaria italiana si conferma un asset strategico dell’agroalimentare italiano nonostante uno scenario caratterizzato da pesanti dazi all’export in USA, inflazione, conflitti, aumento dei costi delle materie prime e cambiamenti climatici che influenzano i raccolti del grano duro. 

Durante i lavori ha avuto grande rilevanza il tema dell’approvvigionamento del grano duro, la materia prima che dà vita a questo prodotto straordinario. Il nostro ruolo di leader mondiali del mercato della pasta ci pone, da sempre, tra i Paesi con maggiore fabbisogno di grano duro, pari attualmente a 6 milioni di tonnellate annui, 1/6 della produzione mondiale. Un fabbisogno che i 4,3 milioni di tonnellate prodotti in Italia nel 2024, tutti acquistati dall’industria italiana, non riescono a coprire. Il resto viene acquistato dall’estero selezionando i migliori grani duri disponibili. Ma molto c’è ancora da fare per garantire all’Italia autosufficienza qualitativa su questa materia prima. 

“A differenza di altri pastai, dal 1967 noi italiani abbiamo la ‘legge di purezza’ che ci vincola a produrre pasta di qualità – spiega Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food – E ci prendiamo volentieri questa responsabilità, per garantire ai consumatori italiani e di tutto il mondo che la pasta che portano in tavola sia sempre buona e sicura, indipendentemente da quello che può succedere nel campo di grano. Il grano duro, cereale a noi noto per essere raro e prezioso, è un prodotto agricolo e, a seconda delle condizioni climatiche, può cambiare caratteristiche: uno stesso terreno potrà produrre un anno un raccolto eccellente, l’anno dopo uno meno buono, e così via. Per questo da 200 anni noi pastai cerchiamo, scegliamo e misceliamo i grani migliori disponibili, combinando le diverse varietà come un pittore mescola i colori o un musicista sceglie le note. Eventi come il World Durum and Pasta Forum rappresentano un importante momento di confronto per garantire competitività, qualità e futuro al nostro settore, valorizzando le collaborazioni con il mondo agricolo e promuovendo modelli innovativi di filiera capaci di rispondere alle sfide globali.”

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