Da agosto gli Stati Uniti applicheranno a tutte le merci importate dall’Ue un dazio del 30%. Questo stando all’ultima comunicazione dell’amministrazione Trump che ci ha però abituati a fin troppo frequento cambiamenti di opinione.

Colpiti anche i prodotti agroalimentari e piovono le poteeste delle associazioni di categoria e di prodotto.

“Davanti alla possibilità di dazi fino al 30% sui prodotti agroalimentari italiani, incluso il vino, serve una reazione concreta e orientata al futuro. È inutile piangersi addosso: va vista come l’occasione per accelerare una nuova strategia di export, che punti su mercati alternativi e più stabili”. A dirlo è Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti docg, in relazione alla lettera del presidente Usa Donald Trump sui dazi che dovrebbero entrare in vigore dal 1 agosto e alla volontà dell’Unione Europea di avviare una trattativa.

“E’ opportuno in primis ricordare che la comunicazione del Presidente Trump appare finalizzata ad aprire un’ulteriore fase della trattativa e ci auguriamo che, a fronte del rischio di un’escalation di una guerra commerciale alimentata da reciproche e crescenti ritorsioni, prevalga la volontà di privilegiare un approccio di natura negoziale” evidenzia Vincenzo Martinelli, Presidente Italmopa “In caso contrario, l’Industria molitoria sarebbepesantemente colpita sia direttamente, con l’applicazione di dazi sulle nostre farine e semole esportate verso gli Stati Uniti, sia indirettamente in quanto tali dazi saranno comminati anche ad altri prodotti del ‘Made in Italy’ alimentare – a mero titolo esemplificativo, la pasta alimentare o i prodotti della biscotteria e i lievitati – per i quali le farine e le semole risultano essere l’ingrediente principale”.

“L’annuncio dei nuovi dazi da parte dell’amministrazione Trump sarà probabilmente l’ennesima notizia destinata a essere rivista o modificata nei prossimi mesi. Tuttavia, questo clima di incertezza non ci permette di lavorare con serenità. Il dazio attuale al 10%, combinato con il cambio sfavorevole del dollaro, già penalizza il nostro export. Con un aumento al 30%, è inevitabile che le vendite subiscano un rallentamento, e questo ci preoccupa seriamente”. Così Gianni Maoddi, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP, commenta l’ipotesi di un inasprimento dei dazi annunciato dal presidente statunitense in una comunicazione indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “La nostra fortuna, al momento – prosegue Maoddi – è che non abbiamo eccedenze produttive, che la produzione 2024 è stata completamente venduta e che la nuova produzione del 2025 è pronta per essere immessa sul mercato. Questo ci dà un minimo di margine operativo, ma non può bastare di fronte a un eventuale blocco o rallentamento consistente delle esportazioni verso uno dei mercati più strategici per il nostro prodotto”.

“ I dazi sono a tutti gli effetti tasse che si pagano allo Stato americano. Se questo provvedimento verrà confermato, l’Emilia-Romagna sarà una delle regioni che ne pagherà il prezzo più alto: il nostro export è tra i più apprezzati nel mondo e siamo la regione che esporta di più negli Stati Uniti. Servono contromisure solide e rapide: chiediamo all’Unione Europea e al Governo una strategia unitaria, forte e ragionata per difendere la presenza sul mercato statunitense delle nostre produzioni, azioni che al momento mancano”. Così l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, Alessio Mammi, 

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