
Valorizzare i salumi italiani presso la Ristorazione. Lorenzo Beretta, neopresidente dell’Assica, ritiene fondamentale il ruolo dei ristoranti nella promozione e valorizzazione dei salumi di qualità italiani. E pensa a un accordo simile a quello tra FIPE e Afidop per i formaggi Dop.
“La ristorazione può aiutare nei volumi sui prodotti di alta gamma – ha detto – cercheremo di imparare dagli amici di Afidop e di sviluppare con la ristorazione quanlcosa di positivo, entrando sempre di più nei menu dei ristoranti per fare accordi di reciproca soddisfazione e di sviluppo”.
Il comparto dei salumi ha chiuso il 2023 con un fatturato di 9.498 milioni di euro (+6,6%), una produzione cresciuta dello 0,7% in quantità e del 7,2% a valore rispetto al 2022. Quanto all’export, nel 2023 le spedizioni dei salumi italiani sono salite a quota 206.859 tonnellate (+6,2%), raggiungendo il traguardo dei 2.157,6 milioni di euro (+8,7%).
I consumi interni, però, sono stabili o in calo anche nei primi mesi del 2024.
Il fattore prezzo è una delle cause della frenata del ‘fenomeno preaffettato’, che nel 2023 “ha avuto una frenata rispetto agli andamenti precedenti – ha detto Beretta – c’è stata una inversione di tendenza e il prodotto a taglio ha avuto una crescita rispetto al preconfezionato. Probabilmente il fattore più rilevante è il prezzo”, come è accaduto per il prosciutto crudo e la bresaola, i cui consumi sono in calo, mentre crescono mortadella e tacchino. “Speriamo che l’estate migliori il consumo di Parma, San Daniele, prosciutto toscano e di Carpegna, ma se guardiamo ad oggi anche il meteo non ci sta aiutando”, ha rilevato il presidente di Assica.
Da qui la proposta di abbassare dal 10% attuale al 4% l’Iva applicata ai salumi, mettendola al pari di altri generi alimentari di prima necessità.

























