Siè svolta oggi a Goro (FE) la prima delle tre giornate degli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna per mettere sotto la lente i problemi di un settore chiamato a fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, la diffusione di specie invasive come il granchio blu e l’aumento dei costi, ma che guarda alla ricerca, all’innovazione e a nuove produzioni per costruire il proprio futuro.
Una giornata di confronto con imprese, cooperative, associazioni di rappresentanza, istituzioni, università e mondo della ricerca per mettere a fuoco difficoltà e opportunità di un settore chiamato a fare i conti con trasformazioni profonde degli ecosistemi e delle condizioni produttive e, insieme, individuare nuove prospettive di crescita e di sviluppo.
A raccontare il peso dell’acquacoltura nel sistema regionale sono i numeri: secondo i dati 2025 il 64,3% delle 2.597 imprese della filiera della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna opera proprio nell’acquacoltura marina, che da sola conta 1.669 imprese e oltre 1.800 addetti. Nel complesso, la filiera dà lavoro a 4.415 persone e genera 71,2 milioni di euro di produzione e 33,7 milioni di valore aggiunto.
Un settore cardine dell’economia regionale, sul quale tuttavia gravano gli effetti del cambiamento climatico, l’aumento delle temperature delle acque, gli episodi di ipossia e anossia e la diffusione delle specie invasive: fattori che incidono sempre più direttamente sulla capacità produttiva e sulla redditività delle imprese. Nel 2025 la produzione di vongole è risalita acirca 5 milioni di chili dopo il fortecalo del 2024, pur restando ancora distante dai livelli precedenti all’emergenza del granchio blu, mentre quella dimitili si è attestata a13,9 milioni di chili.
Ad aprire i lavori della prima giornata degli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura, dal titolo “L’acquacoltura tra cambiamento climatico e specie invasive. Alla ricerca di un nuovo modello”, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi e la sindaca di Goro Marika Bugnoli. Il confronto parte dall’analisi dei dati e delle trasformazioni della filiera, per poi entrare nel vivo delle questioni che interessano gli allevamenti regionali.
Università, mondo della ricerca, imprese e operatori si confrontano sul presente e sulle prospettive delle principali produzioni: dalla venericoltura, alle prese con gli effetti del cambiamento climatico e con la diffusione del granchio blu, alla mitilicoltura e all’ostricoltura, fino ai prodotti ittici di valle. Lo sguardo si allarga poi alle nuove frontiere dell’acquacoltura, dagli allevamenti ittici a terra alla valorizzazione delle alghe marine e alle prospettive di sviluppo dell’alghicoltura.
Una parte dei lavori è dedicata alle specie invasive, a partire dal granchio blu e dalle sue prospettive di valorizzazione. A completare il confronto, i temi della pianificazione dello spazio marittimo, del Piano regionale per le Aree idonee all’acquacoltura (Aza) e della gestione del demanio marittimo.
Prossimi appuntamenti il 9 ottobre a Cesenatico (FC) e il 27 novembre a Rimini.

























